Nel corso dei suoi oltre sessant’anni di vita (Cuneo 1908 - Milano1969), Umberto Segre fu attivo in diversi campi dall’insegnamento alla pubblicistica, dalla riflessione filosofica alla critica letteraria: sempre con un tratto forte di indipendenza e di libertà intellettuale. Fin da giovanissimo fu un interlocutore diretto di importanti protagonisti del mondo culturale del nostro paese: da Croce a Gentile, da Carlo Rosselli a Delio Cantimori, da Aldo Capitini a Augusto Del Noce.
La sua vicenda biografica e la sua fisionomia di ebreo laico e antifascista lo aprirono nel primo dopoguerra ad una riflessione morale strettamente intrecciata alla dimensione politica: non ancora ventenne fu coinvolto nell’avventura intellettuale di "Pietre", l’ultima rivista antifascista pubblicata negli anni del regime, che assieme all’amico Vittorio Enzo Alfieri tentò d’introdurre negli ambienti della Normale a Pisa. Arrestato una prima volta nel 1928 e ancora l’anno successivo per la sua attività clandestina e la sua solidarietà a Benedetto Croce oppositore del Concordato, subì il carcere ed infine scelse di emigrare per due anni in Francia. Al rientro in Italia si dedicò all’insegnamento mantenendo viva la sua riflessione filosofica in contatto con amici e intellettuali conosciuti negli anni giovanili (Alfieri, Cantimori, Carlo Ludovico Ragghianti, Vittorio Foà).
Alla dimensione etica e religiosa della filosofia lo aveva indirizzato la riflessione del maestro Giuseppe Rensi negli anni della formazione a Genova e l’incontro critico con la filosofia idealista, con la quale si confrontava la generazione dei suoi giovani amici e compagni di studi dapprima alla Normale di Pisa (Alfieri, Cantimori, Capitini, Claudio Baglietto, Ragghianti) e, dopo la sua espulsione da questa, all’Università di Torino (Massimo Mila, Foà, Ludovico Geymonat).
La guerra e la tragedia della shoah coinvolsero e annientarono quasi completamente la sua famiglia: la madre Ida Luzzati e la sorella Elena, furono deportate ed assassinate ad Auschwitz dopo il rastrellamento nel ghetto di Roma dell’ottobre 1943; il fratello Mario, importante e noto studioso di epigrafia greca, con la moglie Noemi Cingoli ed il figlio Marco di non ancora due anni furono arrestati a Roma ed assassinati ad Auschwitz nell’aprile del 1944. Segre rimase segnato in profondità da questi eventi, per sempre, e su di essi scelse il silenzio. Ancora nel 1965 scriveva su "L’Astrolabio":
Non parliamo neanche dei tuoi fratelli che il fascismo e il nazismo hanno deportato e ucciso. Non ne parliamo, ma ci pensiamo; è impossibile non pensarci. Non solo perché erano gli uomini e le donne della nostra casa; ma perché per noi quelle ombre sono il sogno di quanta felicità il fascismo ci abbia strappato, e di quanta durezza dovemmo accumulare per non cadere prima del tempo.
Nel secondo dopoguerra si dedicò soprattutto all’attività pubblicistica, imponendosi come commentatore politico con intelligenti e penetranti contributi all’interno di importanti collaborazioni (da "Lo Stato Moderno" di Mario Paggi a il "Il Ponte" di Piero Calamandrei, a "Il Giorno" di Enrico Mattei, a fianco del direttore Italo Pietra e di Paolo Murialdi) e attività editoriali (da "L’Astrolabio" nel 1963 a "Politica internazionale" con Calchi Novati nel 1969). In questa attività e nell’isegnamento universitario a Milano e a Trento sviluppò prevalentemente la dimensione sociopolitica dell’analisi con un’attenzione particolare alle questioni delle relazioni internazionali e ai grandi temi del dibattito politico interno: riforma elettorale, Centro sinistra, questione altoatesina, contestazione giovanile.
Le vicende della sua biografia intellettuale e della sua battaglia culturale sono tracciate nei saggi pubblicati sul numero 220-221 di "Italia contemporanea", del settembre-dicembre 2000, che rielaborano le relazioni presentate alla giornata di studio su Umberto Segre: un antifascista scomodo (Milano, Università degli Studi, 15 dicembre 1999). I saggi sono leggibili anche online in questa stessa base di dati.
Una parte degli articoli e dei saggi di Umberto Segre è stata ripubblicata dalla figlia Vera e dal genero Paolo Mugnano. Ma la maggior parte della ricca produzione di articoli rimane ancora sparsa nelle numerose testate a cui Segre collaborò. Per facilitarne la consultazione l’Insmli mette a disposizione la presente bibliografia.
Occorre tuttavia avvertire che la presente bibliografia risulta incompleta dello spoglio di alcune testate per limitati periodi di tempo. Se ne dà qui di seguito l’elenco:
"Settimo giorno" (giugno-agosto 1964);
"L’Indicatore" (1960);
"Omnibus" (1948-1951);
"Ragioni politiche" (1967);
"Il Labriola" (1967-1968).
Sono inoltre lacunosi i dati relativi alla collaborazione di Umberto Segre con alcune riviste francesi all’inizio degli anni ’30: "Le Feu", "La Méditerranée", "L’Européen" e "Vasco".
Manca infine lo spoglio delle testate quotidiane su cui Segre scrisse regolarmente ("Corriere lombardo", "Corriere di Milano", "La Gazzetta del popolo", "Il Giornale dell’Emilia", "Libertà", "24 ore"), mentre sono presenti tutti gli articoli pubblicati su "Il Giorno", per i quali è stato possibile accedere direttamente all’archivio del giornale.
Gli scritti sono presentati in ordine cronologico. Attraverso la ricerca indicizzata è possibile fare una ricerca mirata tra le pubblicazioni periodiche italiane ed estere, fare una ricerca per pseudonimi e per tipologia di contributi. Infine, è possibile trovare l’elenco delle pubblicazioni postume, ancora in corso, curate da Vera Segre e Paolo Mugnano.