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Di anni 19, bersagliere, celibe. Nato il 22 gennaio 1925 a Sinalunga (Siena) e ivi residente.
La notte dell’8 marzo 1944, ultimo giorno utile per sbandati e renitenti per rientrare nei ranghi dell’esercito della RSI, Aldo, insieme ad Angelo Bartoli e Dino Sennati, scelsero di passare definitivamente nelle fila dei partigiani. In attesa, vicino a Pienza, del camion che li avrebbe dovuti condurre in montagna, non vedendolo arrivare, i tre giovani decisero di incamminarsi a piedi lungo la strada per Trequanda. Fermati da due militi e un carabiniere, Angelo riuscì a fuggire, mentre Dino e Aldo furono arrestati e inviati, la notte stessa, alla caserma di Santa Chiara a Siena. Il 10 marzo iniziarono gli interrogatori e l’11 ci fu il processo. Il Tribunale straordinario militare di guerra, presieduto dal generale di Divisione Raffaele Berti, era composto dal capitano Leonardo Iaquinto, dal tenente colonnello Nicola Pepe, dal maggiore Guido Nanni e dal capitano Gabriele Zoppis in qualità di giudici.
Condannati a morte, Dino e Aldo furono condotti al carcere di Santo Spirito dove ebbero modo di scrivere gli ultimi messaggi. Nel frattempo mons. Arcivescovo era intervenuto presso il generale Adami Rossi per ottenere la sospensione dell’ordine di esecuzione. Il giorno successivo fu concessa loro la grazia.
Autore della presentazione: Enrica Cavina