Contributi di Alessandra Algostino, Gian Carlo Bertuzzi, Franco Cecotti, Enzo Collotti, Vanni D’Alessio, Enrico Miletto, Raoul Pupo, Fabio Todero, Nevenka Troha, Marta Verginella, Anna Maria Vinci
L’istituzione, con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, del Giorno del Ricordo, ha riportato all’attualità le vicende della Venezia Giulia nella seconda guerra mondiale e nel primo dopoguerra.
Le tematiche legate alla definizione dei confini fra Italia e Jugoslavia, all’esodo dei giuliano-dalmati, alle deportazioni e alle foibe sono diventate oggetto di attenzione pubblica, veicolate da differenti canali di comunicazione, in un generale risveglio di curiosità. In realtà quel campo della storia era, da lungo tempo, ampiamente frequentato dagli studiosi dell’area giuliana e non solo da loro, ma il nuovo contesto ha favorito i momenti di approfondimento, dibattito e divulgazione.
Nei giorni dal 17 al 20 ottobre 2005 si è svolto a Torino il Corso di formazione per insegnanti e formatori sulla storia della frontiera orientale, a cura della Scuola superiore di studi di storia contemporanea dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia – con il sostegno della Compagnia di San Paolo di Torino – e della Regione Piemonte. L’organizzazione scientifica è stata curata dall’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia e dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea.
Si è trattato di un corso residenziale intensivo che ha visto una folta partecipazione di docenti e ricercatori. Da quelle giornate di lavoro nasce questa raccolta di saggi, costruita sulla base delle lezioni dei relatori. La vicenda della frontiera orientale vi è analizzata a partire dalle sue premesse storiche locali e contestualizzata in una diacronia di dimensione europea, mentre il saggio di chiusura tratta dal punto di vista giuridico la condizione della profuganza.
In appendice è riportata la Relazione della Commissione storico-culturale italo-slovena, che sintetizza il lungo lavoro condotto – su incarico dei governi di Italia e Slovenia – da quattordici studiosi italiani e sloveni in merito ai rapporti intercorsi fra le due popolazioni dalla fine dell’Ottocento al 1956. Consegnato dalla Commissione nel 2000, questo importante documento merita di essere riproposto poiché ha avuto, specialmente in Italia, un’eco assai scarsa.
A settant’anni dai fatti e nonostante lavori fondamentali di importanti storici del colonialismo italiano, “l’Impero fascista” in Etiopia rimane un terreno esplorato ancora solo in parte. I meccanismi dell’occupazione, i processi di modernizzazione delle società nell’Africa orientale, le repressioni e le stragi della “polizia coloniale”, le pratiche di politica razziale e sessuale dei vincitori contribuiscono, con l’ausilio anche di qualche sondaggio sul campo, a rappresentare in questo volume il quadro della dominazione italiana, descritta tenendo conto del punto di vista degli africani. Numerosi saggi approfondiscono poi il contesto italiano della “conquista dell’Impero”, arricchendolo di elementi nuovi sulla base d’inedite fonti d’archivio: esse svelano le tecniche dell’occupazione militare in Etiopia e quelle della fabbrica del consenso all’interno, in un quadro di grave rottura degli equilibri internazionali. Si ripropone infine il tema delle rimozioni e dei “vuoti di memoria” sul nostro passato coloniale che hanno caratterizzato, anche nel dopoguerra democratico e repubblicano del nostro paese, le relazioni coi paesi ex-coloniali e più in generale la politica estera italiana nel Corno d’Africa.