| Origini della Costituzione II. Prolusione di Oscar Luigi Scalfaro |
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- Il governo Badoglio e l'8 settembre 1943
Con la caduta del fascismo, nacque il governo Badoglio e dopo quarantacinque giorni si arrivò al famosissimo 8 settembre, l'armistizio. Io mi trovavo sotto le armi in Sicilia, ma poi venne emanata una norma che prevedeva che tutti i magistrati (ed io avevo già vinto il concorso in magistratura) fossero esonerati e rimandati a casa. Ricordo che dati i tempi di guerra e senza gli esami che si sarebbero dovuti fare mi ritrovai a 25 anni ad essere giudice anziano. Ci trovammo allora, l'8 settembre, in una situazione incredibile. Quel giorno lo ricordo bene ero andato con un professore a visitare dei poveri che vivevano ai margini della città. Ritornando verso il centro abbiamo visto la gente correre sulla strada gridando, danzando "c'è la pace, c'è la pace"! e abbiamo sentito che la radio aveva dato la notizia dell'armistizio. Il giorno successivo ho visto i tedeschi portare via tutto il pensabile: animali, merce, svuotare negozi, un fatto incredibile e allora anche quelli che avevano per un fatto istintivo, naturale gioito di fronte alla notizia si accorsero che iniziava il tempo più terribile, più insanguinato della nostra storia.
- L'abbandono dell'esercito
Il Governo Badoglio lasciò l'esercito nel più completo abbandono e ne decretò lo sfascio! Molte armate senza aver sparato un colpo si arresero, altri militari, come i fratelli Di Dio, ripresero le armi e andarono sulle montagne e morirono tutti e due sulle montagne di Varese, tutti e due, erano siciliani e giovanissimi, due Medaglie d'Oro. Ricordo che per anni, quando c'era qualche ricorrenza, arrivavano i genitori, persone molto semplici, e il padre con queste due Medaglie d'Oro al petto. La Resistenza è stata anche questo: un grande contributo di persone che provenivano da ogni parte d'Italia.
- L'occupazione tedesca e la RSI
Ma vi porto un esempio più piccolo che mi ha toccato personalmente. A Novara venne nominato come amministratore apostolico Monsignor Leone Ossola. Gli fu assegnata questa carica, anziché quella di Vescovo, perché secondo le norme previste dal Concordato, il Vescovo nel momento in cui veniva nominato doveva giurare sul Vangelo fedeltà allo Stato. Se Monsignor Ossola fosse stato nominato Vescovo, avrebbe dovuto giurare di fronte ad un rappresentante della Repubblica di Salò, mentre la Chiesa rifiutò di riconoscere la legittimità della Repubblica di Salò. Ogg per fortuna questa norma non c'è più.
Può darsi che negli anni di Salò - non mi sento di escluderlo del tutto - Mussolini abbia anche tentato in qualche modo di prendere le distanze dai tedeschi, ma non vi riuscì, e i rastrellamenti più furibondi non furono fatti dai tedeschi, ma furono opera fascisti della RSI, quelli che venivano chiamati "repubblichini", con la collaborazione dei tedeschi.
- La Resistenza
Dopo l'8settembre gli antifascisti presero le armi e si passò ad un antifascismo di lotta. Andarono in montagna, rimasero in pianura, incominciarono le riunioni clandestine, il grande lavoro per la lotta contro il fascismo e contro il tedesco invasore.
Il Re lasciò Roma.
Per i partigiani, per questi patrioti, che gli avversari chiamavano ribelli, l'inizio non è stato facile: bisognava procurarsi armi, bisognava trovare il modo di vivere e non sempre le popolazioni capivano che cosa stava nascendo e temevano il peggio.
Poco alla volta, ma anche con una certa rapidità, la gente capì. Il mondo dei partigiani non avrebbe potuto fare quello che ha fatto se non avesse avuto l'appoggio, l'affetto, l'amore e la capacità di rischio della gente, questo legame è stato formidabile e divenne sempre più ampio, più convinto. I tedeschi, dal canto loro, incominciarono a manifestare una ferocia incredibile. Devo dire che come magistrato ho il dovere di un'assoluta serenità di valutazione, in gergo si direbbe: "ho il dovere di vedere le attenuanti".
- I crimini nazisti in Italia
I tedeschi si erano trovati a fianco dell'Italia dal 10 giugno del 1940 fino al 1943 e improvvisamente si trovarono gli italiani come avversari anziché alleati. Si può capire il fatto che si trovarono in una situazione difficile, vivevano con il timore di essere colpiti alla schiena, si possono capire certe loro reazioni, ma non si potrà mai capire il massacro di popolazioni inermi, l'uccisione di bambini, l'ucisione di donne, perché questi fatti superano assolutamente ogni possibilità di comprensione, anche se si vuol tener conto dello spirito di ribellione per il cambio di fronte di un alleato. Questa ferocia si andrà moltiplicando nel momento in cui i tedeschi, che stavano cercando di frenare la fatale sconfitta, spostavano continuamente il fronte perché incalzati dagli alleati che sbarcati in Italia, risalivano la penisola. Nella loro lunga ritirata i tedeschi hanno lasciato una impressionante scia di sangue.
- La deportazione dei soldati in Germania
In questa situazione di forte sbando subito dopo l'armistizio c'è stata la cattura e la deportazione di oltre seicentomila soldati italiani. Quanti non sono tornati? Migliaia! Si è avuta la persecuzione degli oppositori politici e degli ebrei. E quanti sono finiti nei campi di sterminio e non sono più tornati! Vorrei ricordare alcuni fatti che ho visto da vicino, gli uni nel momento in cui capitavano e gli altri li ho appresi durante una commemorazione da Capo dello Stato che non dimenticherò mai.
- La strage degli ebrei a Meina
La strage degli ebrei ha avuto l'inizio a Meina, un centro sul Lago Maggiore, alcuni ebrei furono presi, di notte, a volte legati a due a due col filo di ferro, uccisi e buttati nel lago. Atti tremendi e tragici che si sono poi verificate in altre circostanze. Ricordo che, essendo tornato allora da militare, nel tempo libero dalla mia responsabilità di magistrato, giravo per conto dell'Azione Cattolica e passai da Meina quando la popolazione era ancora sotto l'incubo di aver visto scomparire delle persone che però non erano di Meina, erano lì in un albergo. Poi ho conosciuto una sopravvissuta, che va molto nelle scuole a raccontare che cosa è stato. Era una bambina, all'epoca dei fatti, e aveva fatto amicizia in albergo con un ragazzino che era di poco più grande di lei. I genitori del bambino erano già stati portati via, ma lui ignorava la loro tragica fine e diceva spesso alla sua amichetta:"ma non capiterà niente, io sento che io andrò con i miei genitori". Lui pensava di raggiungere i genitori, ma lei che aveva visto i genitori del ragazzino massacrati dalle SS fuggì. Il giorno dopo, come in una sorta di profezia, anche questo bambino fu catturato dalle SS. L'altra tragedia l'ho rivissuta come capo dello Stato e mi è rimasta scolpita dentro.
- Pietransieri
Il posto si chiama Pietransieri, una frazione di Roccaraso, provincia dell'Aquila, e vi andai per partecipare ad una commemorazione. All'epoca dei fatti arrivarono i tedeschi e ammazzarono le 128 persone che vivevano nella frazione. Tutte: bambini, donne, persone anziane. L'unica persona sopravvissuta è stata una bambina di sette anni rimasta in braccio alla mamma che, colpita, si era piegata su di lei; e in questo modo l'aveva salvata, perché nessun colpo l'aveva ferita in modo determinante. E' stata poi educata da amici, anni dopo si è sposata: il marito operaio trovò lavoro in Inghilterra, e così si trasferì in quel paese. Quando tornò, dopo più di vent'anni, raccontò cosa aveva vissuto e descrisse le fasi della strage. Disse che era arrivato un tedesco buono che aveva avvisato gli abitanti del villaggio di scappare perché si doveva costruire la linea Gustav e la loro presenza era di intralcio. Arrivarono le SS, portarono tutta questa popolazione dove c'era un gran tronco d'albero, quasi per una foto di famiglia, seduti, in piedi, intorno, c'erano sotto le mine: quelli vicini furono spappolati, quelli lontani furono feriti ma rimasero lì fermi, vennero le SS e li uccisero uno per uno, con canti di baldoria. Questa bambina rimase immobile come morta, il fratello morì, la mamma pure. C'è un tempietto sul luogo della strage, le pareti sono coperte di targhette di pietra che riportano solo il nome el'età dei caduti. Fra le vittime ci sono ben trentatré bambini che avevano meno di dieci anni. Ogni volta che rievoco questa stage provo un'emozione profonda.
- La deportazione degli ebrei romani
A Roma nell'ottobre 1943 ci fu la deportazione della comunità ebraica. Più di mille ebrei partirono per Auschwitz e tornarono in 17.
- Gli scioperi della primavera del 1944
Poi ci furono gli scioperi della primavera del '44, che avvennero principalmente nel triangolo industriale Milano-Torino-Genova ed ebbero un successo notevole, ma ebbero anche conseguenze paurose, perché i fascisti per stroncare ogni opposizione chiesero l'appoggio dei tedeschi e molti operai furono deportati, e molti da Mauthausen e da altri campi di sterminio non tornarono. E a questo proposito permettetemi di dire che è per me un onore presiedere l'Istituto Nazionale per la storia del movimento di liberazione e di collaborare con il Senatore Avvocato Gianfranco Maris, che ricopre la carica di Direttore Generale dell'istituto, un reduce dal campo di Mauthausen, così come fa parte del Consiglio di Amministrazione il Senatore Avvocato Raimondo Ricci che come Maris ha conosciuto la deportazione a Mauthausen. Vi posso dire che quando vedo questi due amici sento sempre un'emozione immensa, perché hanno pagato veramente un prezzo altissimo per difendere le loro convinzioni sono tutti e due pieni di vita, sono due testimoni veramente eccezionali, sono persone alle quali bisogna dire sottovoce, perché altrimenti non lo accetterebbero, un grazie per averci aiutato a tornare ad essere liberi.
- I rastrellamenti della Pasqua del 1944: la Benedica e Varallo
Poi ci sono stati i rastrellamenti terribili avvenuti nella Pasqua del '44. 150 partigiani fucilati, 200 mandati nei campi di sterminio. Vorrei ricordare il luogo che fu teatro di questa carneficina,la Benedicta, nella zona tra Genova ed Alessandria. Ho dei ricordi personali di quell'epoca, di quella stagione, della Pasqua '44, ricordo quando nelle zone del Vercellese, di Varallo verso il Monte Rosa, arrivarono le SS, perché c'era stato qualche tedesco colpito e la popolazione fu portata nei prati - pioveva - e fu autorizzata a portare con sé qualche cosa e poi col lanciafiamme distrussero stalle intere di bestiame e avevano già disposto di incendiare tutto. Arrivò il Vescovo Leone Ossola, che fu un eroe, e si mise lì insieme alla gente così da impedire il peggio.
- Torino: il Martinetto
Ricordo quel che avvenne a Torino (e c'è un bellissimo libro, che ho letto più di una volta, "Fiori al Martinetto" che rievoca questa vicenda). Il Martinetto è la zona del tiro a segno dove avvenivano le esecuzioni, alla fine di marzo furono arrestati il Generale Perotti, più altri sette altri che componevano il comando militare di tutto il partigianato piemontese e il 5 di aprile, venti giorni prima della Liberazione, furono fucilati al Martinetto.
Con questa carrellata ho voluto ricordare alcuni fatti che mi sembrano particolarmente importanti ed altri che ho vissuto in prima persona e mi sono rimasti particolarmente impressi nella memoria.
- Salvo D'Acquisto
Ero Capo dello Stato quando si celebrarono i cinquant'anni della Liberazione, dieci anni fa, e per me fu veramente un onore inimmaginabile andare a tutte le manifestazioni e sono intervenuto in tutte le manifestazioni. Però, oltre alle commemorazioni ufficiali, partecipai a decine e decine di manifestazioni perché è interminabile l'elenco dei luoghi dove c'erano state persone impiccate, persone fucilate, popolazioni distrutte in un modo o in un altro. Negli anni del mio settennato ho firmato numerose medaglie date al valore.
E' rimasto famoso un nome vicino a Roma, quello del Brigadiere Salvo D'Acquisto. Questo ragazzo, quando i tedeschi volevano fucilare parte della popolazione perché avevano avuto uno o due feriti si presentò dicendo che era lui colpevole. Una pagina di eroismo che si aggiunge alle tantissime che ci sono state in quei giorni tragici.
- Le lettere dei condannati a morte della Resistenza
Queste pagine di vita vissuta trovano una sublime sintesi in un volume splendido che raccoglie le lettere dei condannati a morte della Resistenza: è un documento incredibile. Nella mia lunga vita ho avvicinato anche delle persone condannate a morte, è umanamente impressionante, perché quando arriva il mattino in cui si bussa alla cella per avvisare il condannato che è giunta l'ora, anche se ogni speranza è venuta meno, e la domanda di grazia è stata respinta egli si aggrappa alla vita e respinge il pensiero della morte; nello stesso tempo è come se vivesse in un'altra dimensione, tanto è vero che ci sono scritti e studi medici, psicologici in cui si dice che dopo avere la certezza dell'esecuzione quando un condannato, all'ultimo, per un fatto imprevisto e imprevedibile, si è salvato gli resta un trauma di rientro, vorrei dire, nella pienezza della vita. E quando uno scrive qualche cosa in quelle condizioni, se scrive "viva l'Italia" lo scrive perché ce l'ha dentro.
Quelle lettere sono di una ricchezza umana incredibile! So che l'Istituto ora ha avviato un progetto di ricerca per trovarne e pubblicarne di inedite e questo non mi meraviglia perché molti non hanno raccontato. Tutto questo patrimonio si chiama "le nostre radici", le radici della nostra libertà.
- Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema
Tra le molte stragi che segnarono la ritirata tedesca due devono essere ricordate perché le vittime furono centinaia: Marzabotto e Sant'Anna di Stazzema: si trattò di una vera e propria una mattanza!
La
prolusione di Oscar Luigi Scalfaro qui riprodotta fa parte di un cofanetto di 12 DVD che contiene la registrazione delle conferenze e un CD con i testi scritti delle relazioni presentate in occasione delle celebrazioni del 60° della Resistenza.
Produzione "TV Days" sas di Milano. Grafica studio Origoni Steiner.
Il progetto
Il percorso della libertà è stato realizzato con il contributo della
