| INSMLI - Commissione Formazione |
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Presentazione
di Aurora Delmonaco e di Maurizio Gusso
La
Commissione Formazione rappresenta uno dei nodi centrali della rete Insmli, nel pieno rispetto dell’autonomia dei singoli Istituti che traggono forza tanto dal rapporto associativo che li lega quanto dal fatto che ognuno di essi è radicato in un proprio territorio, dal quale riceve sollecitazioni, ascolto ed energie. Ciò differenzia le scelte e le opportunità degli Istituti ma ciò, mentre rappresenta una ricchezza per l’insieme della rete, richiede che si formino luoghi di convergenza e di relazione. Si possono dunque disegnare geografie variabili di rete, per l’attività di ricerca, gli archivi, le biblioteche ed, appunto, la formazione. La Commissione vuole costituire uno snodo centrale per tutta l’attività rivolta ai giovani, alla cittadinanza, i docenti ed, in modo specifico, per le politiche scolastiche dell’Insmli. Si può, dunque, individuare fra tutte le diverse attività messe in campo dalla rete una logica comune che la Commissione ha stimolato e rappresenta e che può essere decritta con il ricorso ad alcune "parole-chiave", così come sono state definite da un gruppo di studio attivo nel seminario di Ancona (15/16 dicembre 2003):
- l’intreccio,
ossia la particolare pratica di lavoro degli Istituti che coniuga archivi, ricerca, formazione e divulgazione, messi in questo caso a servizio di un’elaborazione formativo didattica;
- il "pendolo" presente / passato / presente,
inteso come una pratica costante che parte dalle domande che i soggetti, immersi nel loro tempo, rivolgono al passato per muovere di nuovo dal passato verso il presente con la forza esplicativa delle conoscenze apprese. Tale impostazione implica opzioni importanti che conducono al riequilibrio tra contenuti (saperi) e abilità (saper fare), impegna una programmazione per competenze, confrontandosi con i saperi di cui sono portatori i ragazzi e misurandosi, in definitiva, con il loro orizzonte della contemporaneità. E’ infatti questa la dimensione specifica in cui i soggetti dell’azione educativa possono ri-conoscersi e fondare un patto formativo;
- la dimensione della contemporaneità
non come semplice oggetto di studio, confinabile nell’inventario delle epoche storiche, ma come punto di partenza importante, coltivabile in ogni anno del curricolo, perché in esso possono formarsi i punti di vista da cui hanno inizio ed in cui assumono valore le conoscenze. E si aggiunga, ancora, come ambito particolarmente utile per esplorare l’area delle reciproche relazioni tra spazi, tempi e società, la fondamentale geo-storico-sociale, anche se nelle recenti Indicazioni ministeriali tali relazioni vengono sciolte a favore di saperi indipendenti e di vario spessore;
- il laboratorio come spazio specifico, mentale e talvolta fisico, per pratiche che pongano a diretto contatto con le fonti e, sul piano metodologico, utilizzino il metodo della discussione e del lavoro di gruppo, legittimino stili cognitivi diversi e partecipazioni differenziate, anche le più periferiche, promuovano il passaggio dai concetti spontanei a quelli scientifici nel confronto con il docente, inteso come esperto e facilitatore in una comunità di pratiche. L’impianto dialogico ed aperto costituisce un luogo centrale per la formazione di un habitus democratico;
- la valutazione formativa, intesa come valutazione e autovalutazione di processo, che orienta e sorregge le programmazioni curricolari e si sostanzia nella singola proposta didattica, offre strumenti di monitoraggio sulla bontà dei processi e delle conoscenze attivate, evidenziando gli elementi positivi innescati nei ragazzi e le debolezze (eventuali) delle didattiche. La partecipazione attiva dei discenti all’osservazione diviene essenziale perché essi siano in grado di rafforzare la motivazione e la consapevolezza di sé.